#Note 10

(del 14/11/2015)

Ci sono andato la prima volta senza un perché.
Coperto di neve, originariamente ai margini della città, è oggi parte del suo centro urbano. Senza mura, senza schiamazzi.
Solo il rumore delle foglie che, scosse dal vento, spariscono sotto la coltre bianca.
Pullula di personaggi illustri, patrimonio dell’umanità. Biologicamente sono tutti defunti, ma le loro esistenze, i loro sacrifici, le loro pene ed i loro successi li hanno resi immortali. Ed ogni giorno siamo noi a mantenerli vivi e fulgidi con le nostre parole ed azioni. Come se grazie alla loro presenza avessimo maggiore coraggio e autorevolezza anche noi, così piccoli.
Eppure, in un luogo senza tempo come Père Lachaise, il monumento alla memoria più bello è seminascosto. Ed è quello di due sconosciuti.
Lui, disteso come se stesse per addormentarsi in serenità, tende le braccia verso il cielo e con dolcezza accarezza il volto di lei.
Lei, maledettamente viva, piange lacrime calde che bagnano mani e gomiti dell’amato. Per un’ultima volta, che diventa eternità.
Nessuno sa chi siano costoro, ma non importa.
Sono il simbolo del legame tra noi tutti, tutti di passaggio.
Il loro messaggio, per chi lo vuole recepire ed accogliere, ci fa acquisire confidenza con la morte, e rispettare prima ancora il dolore dei vivi.
Sono il regalo che Parigi mi ha dato quando ne avevo bisogno.
Sono la forza che combatte la paura. L’amore luminoso che distrugge l’ignoto, qualunque forma esso abbia.

 

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